giovedì 27 settembre 2012

N. F.

La differenza è nel modo di salutare. Quella scintilla che ogni anno, al termine dei pranzi, si leggeva nell'occhio di ogni parente, vicino o lontano che fosse. La differenza è nell'abbraccio, l'ultimo, quello vicino alle macchine, prima di andar via. Colmo di "vorrei rivederti", "ora so che non sarà più lo stesso", "mi mancherete", "restiamo in contatto". E' la certezza che da quel momento, da quel preciso istante, tutto cambia. Non rivedrai più quei visi, se non per tua (o loro) volontà, Panta Rei. Erano anni che non li rivedevi tutti riuniti, non sai quanti ne passeranno prima che possa accadere di nuovo. Quando la chiave di volta cede, l'arco crolla. E' responsabilità delle colonne tenere unita la struttura, che, seppur sorretta dalle stesse pietre, sarà diversa.

martedì 1 maggio 2012




Non bisogna mai dare per scontata la possibilità di svegliarsi la mattina accanto alla persona che amiamo. 
Percepirne il calore prima di aprire gli occhi, percepirne il profumo ed il respiro. 
Si vive quel momento, tra il sonno e la veglia, in cui ci si immagina sposati, calati in una vita insieme, e un brivido ti percorre la schiena al pensiero che quel risveglio possa diventare normale, che il tuo letto possa essere caldo ogni notte. 
Ti limiti ad osservarla perchè lo sguardo non fa rumore, non muove una foglia e non disturba il sonno dei giusti. 
La osservi perché per te è semplicemente la cosa più bella che c'è, incredulo nel riconoscerla lì, accanto a te. 
Magicamente, l'intervallo tra i due risvegli si trasforma in una bolla, in cui si è entrambi nudi, l'uno di fronte all'altro, senza difese dal mondo, soprattutto chi osserva. 
Perchè ci si scopre vulnerabili, sensibili. 
Si riconosce a quella persona un'importanza che il mondo della veglia non potrà mai capire. 
E' il desiderio di proteggere ed essere protetti allo stesso tempo. 
E' il gesto di scattare una foto per rassicurare se stessi che quel momento è esistito, in un luogo e in un tempo che solo alla coppia è dato conoscere. 


E vedo te, io e te. Niente conta, in fondo. (Luna - Verdena)

Fotografia di Gioia De Antoniis: http://www.flickr.com/photos/jox1989/

sabato 24 marzo 2012

What if.

Rientri in casa al buio, al ritmo affannoso del respiro di chi non ha più l'età per fare tutte quelle scale di corsa. La pioggia battente produce tintinnii ovattati sul vetro, ti ricorda che i vestiti che indossi non si asciugheranno da soli, tanto meno permetteranno al tuo corpo di fare lo stesso. "Portami con te a Venezia" -ripeti sottovoce, mentre la vasca da bagno si riempie- "Chiuderemo gli occhi e saremo lì in un baleno". Curioso come l'acqua calda riesca a far fluire i pensieri, quanto il calore fisico riesca a riequilibrare il calore emotivo. "Vorrei fosse tutto più facile, vorrei fosse tutto più semplice" -il tono di voce è diventato un sussurro, hai gli occhi coperti da un'asciugamano saturo di acqua tiepida, non è il volume della voce che porterà al destinatario questi pensieri- "Vorrei poterti dire quanto mi piaci, tutto il resto è superfluo". Il profumo del bagnoschiuma è fresco, risveglia ogni molecola d'aria satura di vapore acqueo.

Se solo Iside sapesse quanto è bella, se solo Osiride riuscisse a trovare le parole giuste, al momento giusto. Probabilmente lei uscirebbe di casa con un sorriso smagliante ogni giorno, rendendolo, forse, meno interessante. Probabilmente lui sarebbe un Don Giovanni, e nemmeno la noterebbe più. Li vedo, alla fermata del bus. Lei sorride, lui anche, in due direzioni opposte. Forse è meglio che non sia andata così.

Perché prima di fare le scale di corsa, Osiride era in piedi, sotto la pioggia, in mezzo alla strada. Iside lo stava salutando dal finestrone sul fondo del bus, con una mano sul vetro ed una sul viso. "Non posso trasferirmi con te" -le avrebbe detto lui, tre minuti e qualche lacrima prima- "Non sarà per sempre" -avrebbe mentito lei, un bacio e tanti rimorsi dopo-.

Tutto tace come alla fine di ogni guerra. Si contano i feriti e i morti, campi sterminati di cuori in equilibrio sul ciglio di una vasca da bagno: si godono il calore con la sensazione di aria fresca, sperando di non affogare in un mare in cui non saprebbero restare a galla.

mercoledì 14 marzo 2012

Sleeping with Ghosts

I fantasmi del passato non si evitano, si affrontano.
Li si fronteggia di petto, da uomini, con lo sguardo dritto davanti a se.
Ci si rilegge diversi, pronti al mondo nuovo, lasciando alle spalle settecento giorni di distanza.

Quanto possono durare settecento giorni?
Quanti sorrisi e quante lacrime?
Quanti i giorni d'amore?
Quanti i giorni di solitudine?

E' la fiducia in se stessi la chiave di tutto.
Siamo pronti ad affrontare i nostri fantasmi quando smettiamo di marcire nella paura che compaiano all'improvviso.
Siamo pronti ad affrontarli quando capiamo che l'unico modo per vincere la paura è scagliarcisi contro con tutta la forza che abbiamo in corpo, una volta per tutte, o tutte le volte che sarà necessario.

Abbiamo smesso di cercare i mostri sotto il nostro letto quando abbiamo realizzato che sono dentro di noi, così diceva qualcuno più bravo di me con le parole.

Dimentica la cera e le piume, Icaro, costruisci ali più solide.

domenica 11 marzo 2012

Di abbracci, polli, sorrisi e camere sovraffollate, io canto.

Il cuore si scalda se circondato da spiriti affini, nell'emotività e nell'anima.
Il cuore si scalda, respira e si gode la vista del mondo che sorride.
Il rituale della serenità ha poche semplici basi, poche linee guida che garantiscono il buon risultato.

Non andare in cerca della felicità, non aspettarti che ci sia.
Saranno gli incontri fortuiti a farti sorridere.

Cambiare cielo, cambiare aria e cambiare testa.

Anche il respiro sembra diverso quando le labbra sorridono.

PS per me stesso: ricordati questi giorni, ricordati che puoi star bene. Ricordati questi sorrisi. Ricordati che un modo diverso di vivere può esistere.


giovedì 23 febbraio 2012

Il blog ha sostituito i cassetti di una volta.

Ciao, volevo dirti che mi manchi. Volevo dirti che da quando ho iniziato a sentirti il tempo scorre in maniera diversa, contando i minuti che separano un tuo messaggio dall'altro. Volevo dirti che mi piaci, si, proprio tu. Mi piaci perchè fino a poco tempo fa non ti conoscevo, e mai avrei pensato che fossi una persona così interessante. Mi piace il tuo modo di rispondermi, mi piace il tuo modo di scrivermi. Mi piace come mi ascolti. Per una persona che ama raccontare storie non c'è niente di più bello del trovare una persona che ha voglia di ascoltarle. Mi piace ascoltarti, perchè hai qualcosa da dire, qualcosa da dire per davvero, non per riempire dei silenzi. Mi piacciono i fulmini a ciel sereno, sperando che non portino tempesta.

Chissà cosa si prova a liberare la fiducia nelle proprie tentazioni.

domenica 15 gennaio 2012

Frammenti

I vetri rotti son rimasti a terra perchè non sei pronto a raccoglierli e buttarli via. Sai che ti aspetteranno lì finchè non lo sarai, perchè i cocci sono tuoi. Sai che rischierai di calpestarli, ogni giorno, sai che accadrà e ti incazzerai come una bestia per non averli tolti prima. Solo quando i tuoi piedi saranno pieni di schegge ti deciderai a toglierli, perché non si può vivere così. Solo in quel momento capirai quanto sarai stato coglione a lasciarli lì tutto quel tempo, saranno i tagli sulle piante dei piedi a ricordarti quanto sei stato idiota.

mercoledì 16 novembre 2011

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Dalla città fuori le mura non si vede cosa accade al loro interno.
Dalla città fuori le mura non si vede quanto mi manchi.

E' quando riesco a far finta di nulla, che il vuoto si riempie della tua presenza.
E' quando il cervello realizza che non ci sei che tutto crolla.

Le mura crollano e la città, inesorabilmente, crolla.

E mi ritrovo solo in un mondo di polvere e detriti.

giovedì 3 novembre 2011

Flush (of spades).

Hai maledetto i giorni d'autunno perchè il sole va via troppo presto, lasciando troppo spazio ai pensieri esposti al buio. La radio malsintonizzata accompagna l'animo dei poeti da cento anni e cento giorni di solitudine, e i tuoi non sono certo di meno. Quando hai smesso di raccontare la tua storia il mondo si è fermato, un equilibrio di fari allo xenon e luci semaforiche, al ritmo immobile della pioggia che teme l'impatto con l'asfalto. Non ti importa del mondo in equilibrio, no, nemmeno del restare solo in eterne luci senza suono. E' la paura che ti ha fermato, affinché il dolore non tornasse, hai smesso di parlare e l'aria è scomparsa, all'improvviso.

L'ultimo pulsare di un cuore che si svuota è fatto d'aria, l'estremo tentativo di raccogliere un simulacro di vita. I primi ad arrendersi sono gli sguardi, che si rifugiano tra le lacrime di uno e sui vestiti dell'altro. Le mani li accompagnano quasi d'istinto, il tratto che le separa dagli occhi è il più freddo da che ai memoria. Prima una goccia, poi un clacson, infine uno scroscio. Ti rendi conto che il tuo tempo non sarà più scandito dal suo respiro e ricominci a sentire i rumori della notte, che sempre ti ha bruciato l'anima.

La strada scorre male e il mondo tace, tra questa immensità s'annega il pensier mio: e il naufragar m' è dolce, in questo mare.

martedì 16 agosto 2011

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Non esistono popoli uguali, non esiste la moda, esistono individui che hanno qualcosa in comune.
Cercate aiuto, ma non sperate di riceverlo, chi può vi aiuterà senza che ve ne accorgiate.
Non dispensate aiuto a meno che non siate pronti a farlo senza ricevere nulla in cambio.
Non fidatevi di chi ha debiti nei vostri confronti.
Non lasciate che vi ostacolino, non lasciate che prendano il controllo sulle vostre possibilità grazie al denaro o alla potenza economica in generale.
Le vostre potenzialità si esauriscono alla fine delle vostre mani, dei vostri piedi e poco sopra il vostro collo, quello che accade nella vostra testa non è detto che riesca a uscire di li.
Non respirate troppo forte, se si accorgono che riuscite a vivere con quel poco che avete vi toglieranno anche l'aria.
Non augurate il male a nessuno, non tenete il bene solo per voi e chi vi è caro.
Cercate di comprendere qualcosa di diverso da voi, senza pregiudizi.
Non pensate di essere soli, anche se distante, è impossibile che non vi sia qualcuno capace di capirvi.
Attraversate la strada ad occhi chiusi, non lasciate le sue mani, abbiate paura del vento tra le vostre dita.
Fidatevi ciecamente della persona che vi tiene la mano, non la lascerà per nulla al mondo.
Vestitela di baci e carezze, restate nudi nella notte coperti solo da voi stessi.
Non fate del male, neanche senza volerlo.
Non ascoltate chi vi parla con voce calma, la rabbia e i sussurri col respiro spezzato sono più sinceri di una voce neutra.
Di nuovo, non lasciate le sue mani.
Perdonate voi stessi, non è stata colpa vostra.
Perdonate voi stessi, anche se è stata cola vostra.
Create delle radici, cercate un posto dove tornare, un posto che sia solo vostro, da dividere con chi lo merita.
Ridete, il sorriso vi fa belli.
Il vostro cuore è forte, più di quanto possiate immaginare, abbiate pazienza, i grandi cambiamenti non avvengono in un giorno, ma ogni giorno nasconde una nuova vita.
Sforzate la vostra memoria, cercate di riflettere su ciò che osservate.
Leggete.
Leggete tanto.
Ascoltate tanta musica.
Andate al cinema.
Andate a teatro.
Tenete in ordine la vostra stanza, il genio è figlio del caos, ma tutti gli idioti si credono dei geni.
Non rovinate la vostra roba, ma non conservatela in attesa di un momento migliore.
Quando guardate l' orizzonte, tenete sempre d' occhio il cielo.

lunedì 21 febbraio 2011

Il guardiano d' oro del bene.

A vent'anni inizi a comprendere che il mondo non è così roseo come appariva da bambino. Sei alto quasi un metro e ottanta, le brutture del mondo sono sui visi delle persone rassegnate, non nelle mani di chi ti accompagna. L' unica speranza per non vederle è chiudere gli occhi, e quando la vista si tinge di nero vengono fuori le paure che si nascondono alla luce.

Viene fuori la solitudine.

Esponi la tua anima, circondata dal un mondo ostile, dove non c' è spazio per la famiglia o l' amore. Sei la tua identità, sola, unica e nuda. E il nero si fonde nel gelo. Hai passato l' infanzia e l'adolescenza lasciando che il mondo ti scorresse addosso, che scivolasse sulla tua pelle, lasciando cicatrici di rimpianti e di rimorsi, in mezzo a prati fioriti di ricordi. Ti svegli e realizzi che non sono i vent'anni ricchi di speranze che sognavi da bambino, sono vent'anni di bugie trasformate in mezze verità.

Ognuno di noi ha bisogno di punti di riferimento, stelle lontane e fisse, come la nutella sopra lo scaffale più alto della cucina. Porsi un punto di arrivo e, se possibile, delle tappe lungo il percorso.
Prendere confidenza con chi sei, capire che non puoi vivere la vita d'altri per rendere più facile la tua. Realizzare i propri sogni ed essere felici sono delle certezze che da bambino ti fanno aspettare con ansia di diventare grande, quando potrai avere le chiavi di casa prima, e della macchina poi, quando puoi salire sulle sedie per arrivare dove vuoi. Realizzare che i propri sogni molto spesso sono destinati a restar tali, una culla dove riposa l'anima quando viene strapazzata dal mondo dove vivi, questo è il primo sintomo dell'adolescenza. Ti hanno insegnato che la salute è la cosa più importante, il lavoro è ciò che ti renderà uomo, e l'amore ti consolerà nei momenti bui; peccato che i maestri sono i primi a mentire a se stessi.

Risvegliarsi su un treno, con un libro in mano e una forte puzza di bestie sporche, è così che si diventa uomini. Il tuo fisico inizia a non reggere più gli eccessi a cui lo hai abituato, come la tua mente inizia a risentire delle conseguenze tardive delle decisioni prese alla leggera. Una luce al neon illumina il tuo volto, così simile (ai tuoi occhi) a quelli che ti circondano nel vagone. Ti senti improvvisamente stanco e demotivato, realizzi che le scelte sbagliate posso esistere, nella vita di tutti. Realizzi che la storia dell' uomo non è un flusso prestabilito di eventi: hai un posto nel mondo, ogni tua parola, ogni gesto, ogni pensiero, porta ad una decisione, che a sua volta portare rivelarsi sbagliata.

I libri e i fumetti sono roba da bambini, la realtà è una cosa da grandi, bisogna farci i conti tutti i giorni. I supereoi sono i protettori della gente, riflettono una società che ha paura del futuro, e prova a farsi coraggio attraverso visionari sogni su carta. Ogni loro azione è per te un piccolo ideale di comportamento, leggi le loro storie, brevi simulacri di vita, dove rivedi la tua esistenza. Sei un viaggiatore venuto da lontano che ha attraversato milioni di mondi, aiutando le persone con il suo potere cosmico. Hai uno scudo tricolore, che rappresenta una nazione più del suo presidente. Sei il guardiano d' oro del bene, e porti con te un pericolo mortale per chi ti circonda. Sei un mostro, e sei anche un uomo.

Perchè leggi i tuoi libri ingialliti,? Perchè speri ogni giorno che possa esistere, da qualche parte, un mondo più buono. Rifugi i tuoi pensieri in realtà alternative, dove nessuno sia costretto a provare dolore, o dove le persone siano più gentili tra loro.

Hai paura di mettere al mondo un figlio, hai paura di non poter badare alla tua famiglia, di non far felice la donna che ami. Vorresti partire oggi stesso, prendere ciò che al mondo hai di più caro, e portare tutti in un posto migliore, forse all' interno del tuo cuore, dove il tuo corpo proteggerà le persone che ami.

martedì 20 luglio 2010

Volo notturno

Il rumore di sirene e pioggia è una perfetta cornice per una notte che si tinge di nero. Siamo al centro di Elania, i palazzi sospesi hanno infranto da anni il sogno di macchine volanti, lasciando loro come unico limite il cielo.

E' una notte scura, Naima si rinfresca il trucco, osserva la sua immagine riflessa in un cartellone pubblicitario, è immersa nelle luci della città che vive di notte.

Icaro adora gli innesti sottocutanei, soprattutto i diffusori di musica e i microchip emozionali. E' agitato, come ogni ragazzo di sedici anni e lascia che la pioggia gli scorra sul viso, fino a bagnare la sua divisa da studente liceale.

Lei è una modella, lui un aspirante programmatore. I loro mondi, distinti e separati di giorno, si incontravano clandestinamente ogni notte, quando ognuno è libero di interpretare il personaggio che si sceglie, giocando con le proprie emozioni in un mondo virtuale.

Entrambi conoscono bene le emozioni, modello comportamentale per lei, sudorazione e palpitazione per lui, niente di nuovo sul fronte occidentale, dunque.

Il giardino sospeso è il rifugio ideale per l'amore che nasce e per quello che finisce: i suoi fiori colorati portano incanto nello sguardo di chi ha occhi solo per la persona che ama; i suoi confini danno rifugio eterno a chi è l'unico ad amare, abbastanza per entrambi.

Icaro osserva la sua musa, passo dopo passo, parlandole con sussurri, perchè sente i loro cuori vicini. Naima è amichevole, cordiale, gli parla con voce pacata e gonfia di nulla.

Le dita carnose di Icaro scorrono sul viso metallico di Naima, il respiro del ragazzo è solo, e fa eco in un silenzio assordante. Voleva provare a insegnarle l'amore, ma un cuore di acciaio non potrà mai emanare calore.

Icaro è in volo, lascia i giardini sospesi dall' uscita più buia, destinata a chi non ha più calore nel petto. Il suo volo è verso le luci dell'asfalto, le sue ali di sale sono figlie di lacrime secche, sciolte nella pioggia.

Si dice che ogni fiore del giardino sospeso sia nato dal cuore di un innamorato non corrisposto.

E' una notte di pioggia che vuol fingersi piena di stelle, perchè è meglio brlillare lontani che pianger vicini.

martedì 11 maggio 2010

L'altra metà del cielo



Ritrovarsi a scrivere dopo tanto tempo è come prendere un caffè al bar con un caro amico che non si vede da anni. L' attesa del suo arrivo è ingannata da pensieri malinconici, tra ricordi e proiezioni del possibile presente. La felicità nel vedere di nuovo un volto familiare passa quasi immediatamente, subito prende corpo l' imbarazzo dell' iniziare una conversazione, l' argomento della quale resta in bilico per alcuni secondi tra il passato ed il banale. Cosa sarà cambiato? cosa sarà restato uguale?

L' aroma del caffè è sostituito dall' odore di chiuso di una stanza da studente, mentre i cambiamenti sono la certezza dell' essere in una città non tua. Ti piace rileggerti nei tuoi pensieri buttati su carta una vita fa, e, come spesso accade, non ti riconosci nelle tue parole: se non fosse per la tua firma le scambieresti certamente per quelle di un altro. I tuoi ricordi ti raccontano chi sei, ti piace ascoltare cosa ha da dirti il tuo passato, lo lasci parlare e sorridi quando realizzi che il suo discorso è ingenuo come le favole dei bambini. Mentre ti accendi una sigaretta realizzi che è il tuo turno di parlare, schiarisci la voce dopo la prima boccata e le parole sembrano uscire da sole assieme al fumo.

Inizi dal pensiero più bello, perchè è questo che ti piacerebbe accadesse: ricordare solo le cose belle. Dare a lei la stabilità che solo un ricordo ha nel cuore di una persona e contemporanemente viverla con l'emozione che solo lo stare con lei può darti. Ora è lontana e descrivi per primi suoi occhi, come i vostri sguardi si incontrano e regalano all' altro l'emozione di un' attesa così lunga. Provi a descrivere le sue carezze e i suoi baci, il suo modo di ascoltarti e la sua voce, ma al tuo passato basta osservare il tuo sorriso per capire quanto le vuoi bene. La tua vita ascolta con attenzione, e sorride insieme a te ogni volta che le rivolgi un pensiero. Fatichi a mantenere la concentrazione, è difficile spiegare a qualcuno come si fa ad essere felici, è difficile ammettere a se stesso di sentirsi bene dopo tanta sofferenza. E' inutile parlare del futuro al proprio passato, va al di là della sua comprensione, della sua competenza. Così ogni pensiero diventa un presente infinito, costante nel tempo, un motivo per restare sveglio a godersi ogni momento. Aspetti l' occasione per indossare le tue ali, intanto accarezzi l' altra metà del tuo cielo.

Il posacenere che si riempie di cicche segna lo scorrere del tempo, si alza una leggera brezza marina che ti ricorda che "è subito sera". I tasti del tuo pc sono illuminati solo dalla luce dello schermo, lasci la mancia alla cameriera sotto l' unica tazza di caffè sul tavolo, ti stropicci gli occhi stanchi, mentre la luce del monitor si spegne.

domenica 14 marzo 2010

La codardia degli eterni secondi


Essere sinceri è un tuffo senza rete, nel vuoto, ad occhi aperti. Non hai appigli, non hai niente, sei nudo, davanti alle tue emozioni. Non ti sei espresso male, non hai frainteso la domanda, non puoi sviare la risposta. Ti ritrovi solo con i tuoi pensieri, che da soli trovano la strada per la tua bocca, perchè sennò non avresti il coraggio di esprimerli. E le parole si trovano da sole, per la prima volta al loro posto senza inutili giri sconnessi. Esprimi un pensiero e ti auguri che non abbia mai fine, perchè ammettilo:

..dopo un pò si prende gusto a dir la verità.

martedì 26 gennaio 2010

Save a prayer


Inizia tutto con una semplice forma di paura. Conti il numero dei respiri, la profondità e la durata. Successivamente passi ai battiti cardiaci, questi sono più facili da contare, perchè riecheggiano nel silenzio della stanza. Tu-Tum, Tu-Tum, impulso e reazione, fin qui tutto normale. Quando apri gli occhi esce qualche lacrima a ripulire le palpebre dai giorni di chiusura, lentamente il tuo viso riacquista sensibilità. La prima espressione è smarrimento, seguita da consapevolezza. E paura. Non hai ancora il controllo delle corde vocali, la gola si contrae, e dalla tua bocca escono suoni indistinti al gusto di anestesia e antibiotici. Gli incubi lasciano il posto a falsi ricordi, labirinti di angoscia e paura color verde speranza.

L'anestesia svanisce nella solitudine di una sala d' attesa. Decine di malati che guardano per terra, lontani anni luce dai familiari, sani, seduti al loro fianco. Sei un codice bianco, hai il diritto di provar pena per i codice giallo e rosso. Invidia per i codice verde, ti chiedi cosa abbiano in più a te. Come al solito chiamano per nome, sbagliando a pronunciarlo, ovviamente, rendendo inutile quella parvenza di privacy nascosta dietro il numero d' attesa. Passo dopo passo rifai il conto dei tuoi sintomi, all'altezza della porta d' ingresso ripassi la cartella clinica, e, quando il dottore ti chiede qualcosa, reciti la lezione a memoria.

Hai dodici anni, il lettino della sala operatoria è visibilmente troppo grande per te, le braccia dell 'infermiera sembrano quelle di tua madre, ma si sa, nessuna è come la mamma, e lo capisci dall' assenza di dolcezza della sua presa. Il dottore ride e scherza, ha una mascherina sul volto, e i suoi occhi trasmettono una sorta di sadica sicurezza. Il modo in cui guarda il sedere dell' infermiera ne è solo la conferma.

Sei sdraiato su un fianco, quello più comodo per il medico. Osservi le tue interiora in un monitor, mentre qualcuno si preoccupa di asciugarti la bava che esce dalla bocca, mista a lacrime e muco. Tremi, le pupille schizzano qua e la, convulsioni, mani che ti tengono fermo. Mani, mani, mani. Troppe mani, senza alcuna forma di affetto stringono e bloccano, toccano e schiacciano. Una mano sudata ti accarezza la fronte.

sabato 23 gennaio 2010

Legami


Le soddisfazioni sono una fregatura. Come la felicità e l' ottimismo. E' vero, ad ogni azione corrisponde una realzione uguale e contraria, sempre, anche a distanza di anni. Nella vita nulla si crea e nulla si distrugge. I legami nascono, si sviluppano. ne creano altri a loro volta e, dopo il giusto (?) tempo, si fanno da parte. Il karma è di nuovo in equilibrio, vallo a spiegare al cuore in sospeso, che è giusto così.

Non doveva finire così. Non doveva finire. Non doveva. No.

giovedì 21 gennaio 2010

A( )way from heaven


Buonasera a tutti. Credo ci conosciamo già, però, per evitare inutili imbarazzi, lasciate che mi presenti: il mio nome è Icaro. Sarei felice di conoscere il vostro nome, si, uno alla volta, da bravi, ditemi come vi chiamate. Ecco, ora lasciate che vi parli un pò di me. Mi piace descrivere le persone attraverso dei piccoli dettagli, degli oggetti o delle sfumature del carattere che rendono quella personalità unica al mondo in mezzo a tanti vestiti uguali.

Scegli 3 oggetti che possano rappresentarti: una macchina fotografica, un basso elettrico, un buon libro. Si, non vorrei mai essere rappresentato da un libro noioso, pesante. Embè? problemi?

Una macchina fotografica perchè il mondo, visto attraverso un pentaprisma, sembra meno cattivo (sarà, forse, perchè davanti un obiettivo sorridono tutti, e un viso è più bello quando sorride). Un basso elettrico perchè i calli sulle dita non vanno via facilmente, lasciano il segno e creano un bisogno fisico di contatto con corde metalliche. E poi la musica fa sempre compagnia. Un buon libro perchè scrivere è analizzare i propri ricordi, o i ricordi di qualcuno che vorremmo essere.

Away from heaven. A way from heaven. Lontano dal paradiso, una strada dal paradiso. Alzi la mano chi è convinto che alla fin fine sia la stessa cosa. Ho scelto questo titolo in ricordo dell' Icaro che sono stato, e che vorrei, per quanto possibile, tornare ad essere. Con questo non voglio dire che bisogna vivere nel passato, anzi, vorrei rivivere quelle sensazioni in chiave più matura.

Auguro a tutti vuoi un buon proseguimento di serata, sperando di incontrarvi di nuovo tra queste parole.